L’unica cosa ci salva è la conoscenza, non i divieti (Del Piero)

L’unica cosa ci salva è la conoscenza, non i divieti. La vittoria per un genitore è quando un figlio sceglie bene: per come la vedo non dobbiamo essere iperprotettivi e dire sempre cosa fare. E questa cosa si riflette nel calco giovanile. Diciamo troppo cosa fare ai ragazzi e questo uccide la loro creatività. Se diamo indicazioni troppo stringenti poi i giovani calciatori sanno eseguire solo quello, diventano bravi in quel sistema, ma appena ne escono sbagliano e vengono bollati come scarsi. Non è così, non sono scarsi: il problema è che gli è stata insegnata solo una cosa. Non gli è stato insegnato a risolvere un problema da soli. In altri Paesi questi problemi non ci sono, non c’è il ‘proibizionismo del fare’ come da noi. Siamo in un contesto dove i ragazzi devono esprimere le proprie qualità e testare se stessi. La mia più grande gioia sapete qual era? Sfidare i miei amici. E quindi sfidare anche me stesso.

L’unica cosa ci salva è la conoscenza, non i divieti (Del Piero)」への3件のフィードバック

  1. phrh205455 投稿作成者

    (Google 翻訳)

    私たちを救うのは知識であって、禁止ではない(デル・ピエロ)

    私たちを救うのは知識であって、禁止ではありません。親の勝利は、子供が正しい選択をした時です。私の考えでは、過保護になって常に子供に何をすべきかを指示するべきではありません。そして、これは青少年育成にも反映されています。私たちは子供たちに何をすべきかを指示しすぎて、創造性を殺してしまいます。あまりにも多くの厳格な指示を与えると、若い選手はそれしかできなくなります。彼らはそのシステムの中では上手くなりますが、そこから抜け出すとすぐにミスを犯し、下手だとレッテルを貼られてしまいます。そうではありません。彼らは下手なのではなく、問題は、彼らに一つのことしか教えられていないことです。彼らは自分で問題を解決することを教えられていません。他の国では、このような問題は存在しません。ここのような「禁止」はありません。私たちは、子供たちが自分の資質を発揮し、自分自身を試さなければならない環境にいます。私の最大の喜びが何だったか知っていますか?友達に挑戦することです。そして、それによって自分自身にも挑戦することです。

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  2. phrh205455 投稿作成者

    Del Piero: “Imitare i modelli che funzionano, non pensare a salvarsi il culo”

    Sky Sport

    https://sport.sky.it/calcio/nazionale/2026/04/03/italia-mondiali-del-piero-sky

    L’intervento integrale di Alessandro Del Piero nell’ultima puntata di Sky Sport Unplugged: “La prima volta senza Mondiale è stato uno shock, la seconda un incubo, la terza diventa imbarazzante da giustificare. Ci studiavano, oggi siamo indietro rispetto ai nostri standard. Ma è nelle crisi che noi italiani tiriamo fuori energie, creatività e soluzioni. L’orgoglio va messo da parte: serve umiltà, mettersi in gioco e studio”

    ITALIA, NEWS SUL NUOVO CT DOPO L’ADDIO DI GATTUSO

    Alessandro Del Piero è stato protagonista della puntata speciale di “Sky Calcio Unplugged”, il videopodcast Sky Original condotto da Lisa Offside insieme a Gianluca Di Marzio e Stefano Borghi registrato per l’occasione presso “Casa Spotify” a Milano. Alla puntata ha partecipato anche direttore di Sky Sport Federico Ferri.

    Qual è la tua analisi di questo momento? Da dove possiamo ripartire? E cosa rimane, ora, dopo il terzo Mondiale mancato di fila?

    “Quello che si è percepito in questi giorni sono molte sensazioni negative, dalla tristezza alla rabbia, fino alla delusione e all’incredulità. Spesso all’estero parlo di calcio italiano e, ovviamente, anche della Nazionale. Siamo stati una potenza enorme e ritrovarci per la terza volta senza il Mondiale è incredibile. La prima volta nel 2018 è stato uno shock, la seconda pensi ‘questo è un incubo’, la terza inizia a diventare imbarazzante da giustificare. Quindi oggi stiamo vivendo questa situazione, e lo dico indipendentemente da chi abbia la colpa, se sia solo di uno o di più persone. Penso che siano tante e più situazioni, complesse, che convergono tutte verso questo risultato. Non possiamo nemmeno guardare solo al percorso recente di Gattuso, Buffon e Gravina, dietro c’è tanto altro. Chi andrà a eleggere il nuovo presidente sarà chiamato in causa, con le sue scelte, le sue idee e la sua votazione. Resta il fatto che oggi, purtroppo siamo indietro, e anche di tanto. Lo siamo rispetto ai nostri standard e pure verso gli altri, che hanno studiato tanto, che in passato ci hanno studiato e che continuano a farlo da chi è più bravo, e ci sono tante nazionali da cui trarre esempio. In sostanza, hanno studiato come rifarsi da zero. Vero, forse alcune nazionali avevano più tempo rispetto all’Italia, ma altre come Germania e Francia erano nella nostra stessa situazione e hanno avuto il coraggio di intraprendere certi percorsi. Bisogna toccare tanti punti, non c’è solo il tema del presidente della federazione che, magari, oggi incolpano tutti come maggior responsabile perché a capo del percorso. Quello che serve ora è la voglia di reagire e di ripartire, e c’è solo un metodo: rimettersi in gioco, lavorare e studiare; farlo con un entusiasmo, da ricercare dentro di noi con quello che ci ha sempre caratterizzato come popolo italiano. Cioè che nei momenti di maggiore crisi sportiva, come nei Mondiali del 2006 o del 1982, siamo riusciti a tirar fuori energie, creatività, voglia e soluzioni. Anche oggi, in un momento in cui sembriamo ancora molto lontani dalle soluzioni”.

    Quali possono essere i primi passi per rifondare il movimento del calcio italiano?

    “Si possono toccare tanti temi, ma qualsiasi idea si possa avere deve essere esposta in un ambiente con altre persone. In sostanza: serve un team. Credo nel gioco di squadra e non ci deve essere, lo ripeto, un solo capro espiatorio; come non credo possa esistere una sola persona che risolva tutto. In Italia abbiamo delle lacune rispetto agli altri in tantissimi settori. Intanto ci tengo a sottolineare, e qui apro una parentesi, che quello di cui parliamo è un problema del calcio maschile, mentre quello femminile sta facendo cose straordinarie, così come stiamo andando fortissimo in tantissimi altri sport. Siamo reduci dalle Olimpiadi più belle di sempre, e guardate cosa sta facendo il mondo del tennis azzurro. Significa che il talento da noi c’è, ma che oggi si è focalizzato su altri sport che hanno avuto la voglia di rimettersi in gioco, ricostruire e performare con percorsi diversi. In questo senso, non so quanto il calcio abbia la stessa pazienza e il tempo per farlo, o il coraggio per fare determinate scelte. In questo contesto ci si deve sedere e parlare. I settori giovanili non vanno bene, gli stadi nemmeno e così gli investimenti, e giocano molti meno italiani. Alcune cose si possono sistemare, altre un po’ meno. Quelle che non si possono sistemare dipendendo dalle persone, dai presidenti in giù, come le scelte degli allenatori o dei giocatori: devono essere scelte oculate. Siamo passati da un calcio molto locale, dove le società erano in mano a persone del posto — a Torino gente di Torino, a Milano gente di Milano — all’aprire tanto, e questo ti fa un po’ perdere territorio e tradizionalità. Al netto delle grandi squadre, all’estero balza all’occhio una tradizionalità ancora presente, penso a Bilbao o a Siviglia, c’è identità. Come calcio italiano dobbiamo fare un passo indietro: dirci che non siamo più i migliori, e che non siamo neanche i secondi o i terzi. Il primo atto è riconoscerlo, non siamo più chi pensiamo di essere o quello che l’orgoglio ci chiede di essere. L’orgoglio va messo da parte e vanno messe in campo umiltà, il rimettersi in gioco, lo studiare, l’analizzare chi fa bene. In Inghilterra prima nel 2006 erano in una situazione simile alla nostra. E serve una squadra completa in tutti i settori. Serve qualcosa di più che non sia il solo salvarsi il culo, perché fondamentalmente pensiamo solo a quello”.

    Parliamo di progettualità: serve tempo per metterla in pratica…

    “Si parla tanto di progettualità, vero, ma se ne parli poi devi rispettare dei passaggi, ci deve essere una solidità di base. Oggi, troppo spesso, tutto è consumato troppo in fretta. Ci sono carriere di allenatori passati quasi da tragedia a grandi successi. Penso a Gasperini a Bergamo che aveva iniziato malissimo, la società ha avuto il coraggio di tenerlo. E fino a quel momento lui non aveva avuto una carriera così importante; però è rimasto e, a Bergamo, è diventato immortale. O anche Allegri o Ancelotti nella mia Juve sono da esempio. Ancelotti sembrava fosse il più scarso del mondo, poi purtroppo ci ha battuto in finale di Champions pochi anni dopo…”.

    Parlando di futuro, come si costruisce un giocatore andando anche oltre il campo?

    “Spesso sentiamo il tema del costruire un giocatore ma, secondo me, un giocatore non si costruisce. Al massimo si deve plasmare, e aiutare. Non gli va sempre detto di sì, ma va messo davanti a delle scelte. Viviamo anche in una generazione diversa dalla mia: chiunque in questo momento parla di calcio, anche chi ricopre ruoli importanti a livello politico. Il politico non deve parlare da tifoso, deve parlare da politico e trattare le cose da politico come ha fatto il Ministro dello Sport. Condivisibile o meno quello che ha detto, lui ha diritto di parlare di sport. Ma per tutti gli altri non facciamo troppa confusione”.

    Quindi come si possono coltivare i nuovi talenti?

    “In questi giorni siamo tutti stati vicini alla Nazionale, qualcuno mi chiede di raccontare com’era al mio tempo, ti dico che io avevo quasi il terrore di andare in Nazionale. Andarci significava due cose: coltello tra i denti ed elmetto in testa. Oggi i giovani hanno abitudini diverse. So che ci sono allenatori che cercano di conoscerli meglio, come Pisacane o Grosso, allenatori che cercano di instaurare questo tipo di rapporto. Oggi non so se nel calcio giovanile si faccia così o meno, c’è talmente tanto da fare… Gli allenatori sono sottopagati, le nazionali hanno tante spese, ci lamentiamo di dover pagare le scuole calcio: è un tutti contro tutti, e così non si va avanti. Bisogna capire come bilanciare. Trovare soluzioni. E l’assunzione di responsabilità è fondamentale, ci sono momenti dove, chi ha sbagliato, deve ammetterlo e salutare. Oggi viviamo in un mondo dove ammettere l’errore è un problema. Io ho sbagliato mille volte, anche quando non lo ammettevo, ma dentro di me lo sapevo e devono esserci delle persone che ti dicono di aver sbagliato, ma con serenità, senza colpevolizzare”.

    Quanto conta il gruppo nel calcio?

    “La qualità determina se un giocatore è più bravo o meno bravo, ma la sua qualità è data da più fattori. Se uno è tecnico non è automaticamente un ‘dieci’, c’è molto altro. Altrimenti talenti che abbiamo avuto in passato avrebbero vinto molto di più. In questo senso, sicuramente le qualità umane sono fondamentali. Qualunque allenatore che abbia vinto tanto, ti dirà che lo ha fatto gestendo un gruppo superiore sul lato umano”.

    La società hanno una responsabilità forte nella scelta delle persone?

    “Le società hanno responsabilità nel scegliere prima la persona oltre al calciatore. Ai miei tempi c’erano dei fenomeni in questo, gente come Moggi e Galliani, conoscevano anche quante volte andavi in bagno… mentre eri in vacanza. C’era maniacalità nel conoscere il giocatore a livello personale. Perché più conosci bene le persone che lavorano con te, più riesci a trarre il massimo da loro. Altrimenti devi andare sull’intuizione o… sui dati. Ecco, i dati hanno rilevanza, sì, ma vanno interpretati. Un giocatore ha fatto 150 passaggi? Ok, ma avanti o indietro? E in che squadra giochi? Hai il dovere di vincere?”.

    O in base alle pressione che ha la maglia che indossi…

    “Oggi elogiamo il Como, una bellissima realtà ma, ora come ora, non hanno il dovere di vincere, tra uno o due anni forse sì, e per vincere intendo anche l’andare in Champions. Lì le cose cambierebbero. Ed è il motivo per cui alcuni giocatori hanno fatto cose straordinarie in alcune squadre e meno in altre”.

    Alcuni giovani calciatori di oggi come Yamal sono molto più esuberanti dei giovani delle vecchie generazioni?

    “Penso a Yildiz, lui lo conosco bene, ha grandi valori umani e infatti sta crescendo sempre. Yamal fa cose straordinarie, anche se lui non lo conosco personalmente. Eravamo abituati a Messi e Ronaldo, oggi ci sono giocatori diversi. Siamo anche in un’epoca diversa, ho figli e vedo che io sono un boomer, che loro hanno idee e velocità diverse. L’unica cosa ci salva è la conoscenza, non i divieti… a parte quello per l’andare in discoteca… (ride, ndr). La vittoria per un genitore è quando un figlio sceglie bene: per come la vedo non dobbiamo essere iperprotettivi e dire sempre cosa fare. E questa cosa si riflette nel calco giovanile. Diciamo troppo cosa fare ai ragazzi e questo uccide la loro creatività. Se diamo indicazioni troppo stringenti poi i giovani calciatori sanno eseguire solo quello, diventano bravi in quel sistema, ma appena ne escono sbagliano e vengono bollati come scarsi. Non è così, non sono scarsi: il problema è che gli è stata insegnata solo una cosa. Non gli è stato insegnato a risolvere un problema da soli. In altri Paesi questi problemi non ci sono, non c’è il ‘proibizionismo del fare’ come da noi. Siamo in un contesto dove i ragazzi devono esprimere le proprie qualità e testare se stessi. La mia più grande gioia sapete qual era? Sfidare i miei amici. E quindi sfidare anche me stesso. Un tempo anche i videogiochi erano a pagamento, per giocare pagavi cento lire, e quindi ci tenevi. Oggi i videogiochi sono gratis…”.

    Nei settori giovanili c’è anche un problema di scelta e di chi guarda i giocatori?

    “Non ho le soluzioni a tutto, ma si deve partire da un presupposto chiaro, oggi con l’Italia U15, U16 o U17 facciamo cose straordinarie, ma nell’U21 non arriviamo in alto, mentre ai miei tempi vincevamo con l’U21 per due edizioni di fila dell’Europeo. Questo è un aspetto da analizzare: perché a 15 o 16 anni siamo forti quanto e, forse, più degli altri, e poi non lo siamo più? Cosa manca in quel frangente? E da dove arrivano questi problemi? Che tipo di giocatori formiamo? È un processo lento per rispondere a queste domande…”.

    Conte può essere l’allenatore dell’Italia dopo Gattuso?

    “Non ne ho idea, sicuramente può farlo. Ha tutte le qualità e l’ha già fatto in passato. Ha spessore umano e tecnico, è ovviamente un profilo papabile”.

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  3. phrh205455 投稿作成者

    (Google 翻訳)

    デル・ピエロ:「成功しているモデルを真似ろ。自分の身を守ることばかり考えるな」

    スカイスポーツ

    https://sport.sky.it/calcio/nazionale/2026/04/03/italia-mondiali-del-piero-sky

    スカイスポーツ・アンプラグド最新エピソードでのアレッサンドロ・デル・ピエロのスピーチ全文:「ワールドカップ出場を逃した最初の年はショックだった。2度目は悪夢だった。3度目は弁解するのも恥ずかしい。彼らは我々を研究していた。今日、我々は基準を下回っている。しかし、危機にこそ我々イタリア人はエネルギー、創造性、そして解決策を発揮する。プライドは捨てなければならない。謙虚さ、自らをさらけ出す姿勢、そして学ぶ姿勢が必要だ。」

    ガットゥーゾ監督退任後のイタリア新監督に関するニュース

    アレッサンドロ・デル・ピエロはスカイ・カルチョ・アンプラグドの特別エピソードの主役を務めた人物。スカイ・オリジナル・ビデオポッドキャスト「スカイ・カルチョ・アンプラグド」は、リサ・オフサイドが司会を務め、ジャンルカ・ディ・マルツィオとステファノ・ボルギが出演。ミラノの「カーサ・スポティフ」で収録された。スカイ・スポーツ・ディレクターのフェデリコ・フェッリもこのエピソードに参加した。

    この状況について、あなたの分析は?どこから再出発すればいいのでしょうか?そして、3大会連続でワールドカップ出場を逃した今、何が残されているのでしょうか?

    「ここ数日感じられたのは、悲しみから怒り、失望、信じられない気持ちまで、多くのネガティブな感情です。私は海外でイタリアサッカー、そしてもちろん代表チームについてよく話します。私たちはかつて強豪国でしたが、ワールドカップ出場を3度も逃すとは信じられません。2018年の1度目は衝撃でした。2度目は『これは悪夢だ』と思いました。3度目は正当化するのが恥ずかしくなってきました。今日、私たちはこのような状況に直面していますが、誰に責任があるのか​​、一人なのか複数なのかは関係ありません。この結果に至った、もっと複雑な状況が数多くあると思います。ガットゥーゾ、ブッフォン、グラヴィーナの最近のキャリアだけを見ていてはいけません。その背後にはもっと多くのものがあります。新しい会長を選出する人は、その選択、考え、投票によって問われるでしょう。残念ながら、今日、私たちは大きく遅れをとっているという事実は変わりません。私たちは自分たちの基準だけでなく、他の基準にも比較されています。」熱心に研究してきた人々、過去に私たちを研究し、より優れたチームから学び続けている人々、そしてインスピレーションを得られる代表チームは数多く存在します。彼らはまさに、ゼロから再建する方法を学んできたのです。確かに、イタリアよりも時間的余裕があった代表チームもあったかもしれませんが、ドイツやフランスのようなチームも私たちと同じ状況にありながら、勇気を持って特定の道を歩みました。解決すべき課題は山積しています。おそらく今日、誰もが最も責任があると非難しているのは、このプロセスを統括する連盟会長だけの問題ではありません。今必要なのは、行動を起こし、再出発しようという意志です。そして、その方法はただ一つ。再び競技に復帰し、努力し、研究することです。情熱を持って、私たちイタリア人を常に特徴づけてきたものを、自分自身の中に見出すのです。つまり、2006年や1982年のワールドカップのような、スポーツ界最大の危機に直面した時、私たちはエネルギー、創造性、情熱、そして解決策を見出すことができました。たとえ今、解決策からまだ程遠い状況にあるとしても。

    イタリアサッカー界の再建に向けた最初の一歩として、どのようなことが考えられるでしょうか?

    「多くの話題に触れることができますが、どんなアイデアも他の人と一緒に発表する必要があります。つまり、チームが必要なのです。私はチームワークを信じていますし、繰り返しますが、スケープゴートは一人もいてはいけません。すべてを解決できる人が一人もいないと信じているのと同じです。イタリアでは、多くの分野で他国に比べて劣っています。まず、ここで強調しておきたいのは、私たちが話しているのは男子サッカーの問題であり、女子サッカーは素晴らしいことを成し遂げているということです。他の多くのスポーツでも非常にうまくいっています。史上最も素晴らしいオリンピックが終わったばかりですし、イタリアのテニス界が何をしているか見てください。才能はありますが、今は、ゲームに復帰し、再建し、異なる道を歩むことを望んでいる他のスポーツに焦点が当てられています。そういう意味で、サッカーにはそうするための忍耐と時間、あるいは特定の選択をする勇気があるかどうかはわかりません。このような状況で、私たちは腰を据えて話し合い、議論。ユース部門はうまくいっていないし、スタジアムも投資もうまくいっていないし、プレーするイタリア人の数もずっと少なくなっている。修正できるものもあれば、そうでないものもある。修正できないものは、会長から下まで、監督や選手の選択など、人々の手に委ねられている。それらは慎重に行われなければならない。私たちは、クラブが地元の人々によって運営されていた非常に地域密着型のサッカーから、非常に開放的になった。トリノではトリノ出身者、ミラノではミラノ出身者といった具合に。その結果、地域や伝統の一部が失われてしまった。海外のビッグクラブを除けば、今もなお残っている伝統は印象的だ。ビルバオやセビリアを思い浮かべると、そこに独自のアイデンティティがある。イタリアサッカーとしては、一歩引いて、自分たちはもはや最高ではなく、2位や3位ですらないと自覚する必要がある。第一歩はそれを認めることだ。私たちはもはや自分たちが思っているような存在ではなく、プライドが要求するような存在でもない。プライドは捨て、謙虚さを身につけなければならない。試合に復帰し、研究し、好成績を収めているチームを分析する。イングランドは2006年以前、我々と似たような状況にあった。そして、あらゆる分野で完全なチームが必要だ。自分たちの身を守ることだけを考えていてはダメだ。

    計画について話しましょう。実行に移すには時間がかかります…

    「確かに計画についてよく議論されますが、議論するなら一定の手順を踏まなければなりません。しっかりとした土台が必要です。今日では、あまりにも多くのことがあまりにも早く終わってしまいます。監督のキャリアは、危うく悲劇に見舞われそうになったところから、大きな成功を収めた人もいます。ベルガモのガスペリーニを思い出します。彼はひどいスタートを切りましたが、クラブは彼を引き留める勇気を持っていました。それまで彼はそれほど輝かしいキャリアを築いていたわけではありませんでしたが、彼はベルガモに留まり、不滅の存在となりました。アッレグリや、私のユベントス時代のアンチェロッティも例です。アンチェロッティは世界最悪の選手のように見えましたが、数年後、残念ながら彼はチャンピオンズリーグ決勝で私たちを破りました…」

    将来について言えば、ピッチ外でどのように選手を育成するのでしょうか?

    「選手育成という話題はよく耳にしますが、私の意見では…選手を育成する必要はない。せいぜい、選手を育て、手助けする程度で十分だ。常に「イエス」と言う必要はないが、選択肢を与えるべきだ。それに、私たちは私とは違う世代に生きている。今や誰もがサッカーについて語っている。重要な政治的立場にある人でさえそうだ。政治家はファンとして発言すべきではない。政治家として発言し、物事を政治家として扱うべきだ。スポーツ大臣がそうしたように。彼の発言に賛成するかどうかは別として、彼にはスポーツについて発言する権利がある。しかし、他の人たちにあまり混乱を招かないようにしよう。

    では、どうすれば新しい才能を育成できるのでしょうか?

    「最近は皆、代表チームと密接な関係を築いています。当時どんな感じだったかと聞かれることもあります。正直に言うと、代表チームに入るのはほとんど恐怖でした。代表入りするということは、ナイフを口にくわえ、ヘルメットをかぶる、という二つのことを意味していました。今の若い世代は、当時とは習慣が違います。ピサカーネやグロッソのように、選手たちとより深く関わろうとするコーチもいます。そういった関係を築こうと努力しているコーチもいます。今のユースサッカーがそういう風に行われているのかどうかは分かりません。やるべきことが山積みですから…。コーチの給料は低く、代表チームの経費は膨大で、サッカースクールの費用を負担しなければならないことにも不満を漏らしています。まさに無秩序状態で、前に進むことができません。私たちは、すべてをどうバランスよくするかを考えなければなりません。解決策を見つける必要があります。そして、責任を取ることは不可欠です。過ちを犯した者は、それを認め、別れを告げなければならない時があります。今の時代、過ちを認めることが問題視される世の中です。私も過ちを犯しました。」たとえ認めなくても、心の奥底では分かっていた。そして、間違いを認める人は必ずいるはずだ。ただし、誰かを責めることなく、冷静に。

    サッカーにおいてチームはどれほど重要か?

    「選手の良し悪しは質によって決まるが、その質は多くの要因によって決まる。技術が優れていても、必ずしもトップ10に入るわけではない。それだけではない。そうでなければ、過去にいた才能ある選手たちはもっと多くの勝利を手にしていたはずだ。そういう意味で、人間性は確かに重要だ。多くの勝利を収めた監督は皆、人間性において優れたチームを率いたからこそ成功したと言うだろう。」

    クラブは人材選考において大きな責任を負っているか?

    「クラブは選手だけでなく、まず人間性も重視する責任がある。私の時代には、モッジやガリアーニのような偉大な人物がいた。彼らは、あなたが休暇中にトイレに行った回数まで把握していたのだ。」選手を個人的なレベルで知ることに熱狂していた時代がありました。なぜなら、一緒に働く人たちのことをよく知れば知るほど、彼らの能力を最大限に引き出せるからです。そうでなければ、直感か…データに頼るしかありません。もちろんデータは重要ですが、解釈が必要です。選手が150本のパスを出した?それはいいとして、それが前方向か後ろ方向か?そして、どのチームでプレーしているのか?勝利への義務はあるのか?

    あるいは、着ているユニフォームのプレッシャーに基づいて判断するのか…

    「今日、私たちは素晴らしいクラブであるコモを称賛していますが、今のところ彼らには勝利への義務はありません。おそらく1、2年後にはそうなるでしょう。ここで言う勝利とは、チャンピオンズリーグ出場権獲得も含みます。そうなれば状況は変わります。だからこそ、ある選手はあるチームで素晴らしい活躍をし、別のチームではそうでない活躍をするのです。」

    ヤマルのような今の若い選手は、若い世代よりもずっと情熱的でしょうか?

    「ユルドゥズを思い浮かべます。彼をよく知っています。」彼は素晴らしい人間的価値観を持っており、実際、彼は常に成長しています。ヤマルは、個人的には知りませんが、並外れたことを成し遂げています。私たちはメッシやロナウドに慣れていましたが、今日は違う選手がいます。私たちも違う時代にいます。私には子供がいて、自分がベビーブーマー世代であり、子供たちが考え方やスピードが違うことを実感しています。私たちを救うのは知識だけであり、禁止ではありません…ディスコに行くことを除いて…(笑)。親の勝利は子供が正しい選択をすることです。私の意見では、私たちは過保護になって、常に何をすべきかを指示すべきではありません。そして、これは若者文化に反映されています。私たちは子供たちに何をすべきかを指示しすぎて、彼らの創造性を殺しています。厳しすぎる指示を与えると、若い選手はそれしか知りません。彼らはそのシステムの中では上手くなりますが、そこから離れた途端にミスを犯し、悪いとレッテルを貼られます。 「そうじゃない、彼らは貧しくない。」問題は、彼らがたった一つのことしか教えられていないことだ。自分で問題を解決する方法を教えられていない。他の国では、このような問題は存在しない。ここ(イタリア)のように「~することを禁じる」ようなことはない。私たちは、子どもたちが才能を発揮し、自分自身を試すことができる環境に生きている。私の最大の喜びは何だったか知っているか?友達に挑戦することだ。そして、それによって自分自身にも挑戦する。ビデオゲームは昔はお金がかかった。遊ぶのに100リラ払わなければならなかったから、大切にしていた。今ではビデオゲームは無料だ…」

    ユース部門でも、選抜や選手の育成に問題があるのだろうか?

    「私はすべての解決策を持っているわけではないが、明確な前提から始めなければならない。今日、イタリアのU15、U16、U17チームは素晴らしい成績を収めているが、U21ではトップレベルに達していない。私の時代には、U21で欧州選手権を2連覇したのに。」これは分析すべき点だ。なぜ15歳や16歳では他チームと同等、あるいはそれ以上の強さを持っているのに、その後はそうではなくなってしまうのか?その時点で何が欠けているのか?そして、これらの問題はどこから来るのか?どのような選手を育成しているのか?これらの疑問に答えるには時間がかかるだろう…」

    ガットゥーゾの後任として、コンテはイタリア代表監督になれるだろうか?

    「私には分からない。でも、彼には間違いなくできる。必要な資質はすべて備えているし、過去にも監督を務めた経験がある。人間的にも技術的にも深みがあり、間違いなく有力候補だ。」

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